Paolo Soro

PIR: chiarimenti in linea con le aspettative delle imprese?

L'Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti interpretativi in tema di piani di risparmio a lungo termine - PIR con la circolare n. 3/E del 26 febbraio 2018.

L'Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 3/E del 26 febbraio 2018, ha fornito alcuni chiarimenti interpretativi in tema di agevolazioni per i piani di risparmio a lungo termine ("PIR"). Come è noto, tali piani sono dei "contenitori" fiscali (così li definisce la stessa Circolare) destinati ad accogliere strumenti finanziari "qualificati", introdotti dalla legge di Bilancio 2017 (legge n. 232/2016) e recentemente oggetto di modifiche per effetto della legge di Bilancio 2018 (legge n. 205/2017). Al rispetto di specifici requisiti di durata e vincoli di composizione e diversificazione (mirati a bilanciare le esigenze di raccolta di liquidità con i profili di rischio/rendimento tipici del mercato retail), gli strumenti finanziari oggetto del piano beneficiano della non applicazione della tassazione per i redditi finanziari che ne derivano.

I chiarimenti riguardano principalmente l'ambito applicativo oggettivo e soggettivo della misura, gli investimenti effettuati da Casse di Previdenza e Fondi Pensione, gli strumenti oggetto del piano e le problematiche applicative che emergono in costanza del piano e in caso di rimborso o di cessione prima della scadenza, con conseguente ripresa a tassazione delle somme non versate.

Sotto il profilo soggettivo, l'Agenzia ha chiarito che il requisito della residenza fiscale del sottoscrittore, da attestarsi mediante autocertificazione all'intermediario presso il quale il piano è detenuto, può venir meno anche durante il cd. minimum holding period (i.e. la durata quinquennale minima dell'investimento) senza necessariamente comportare una recapture delle imposte non versate.

Nello specifico, l'Amministrazione ha precisato che il trasferimento all'estero del sottoscrittore comporta:

(i) il consolidarsi del regime di esenzione dei redditi maturati e realizzati alla data di trasferimento, a condizione che il sottoscrittore continui a detenere - seppur come non residente - tali strumenti per la durata minima di cinque anni

(ii) l'applicazione ai redditi maturati a partire dalla data di perdita della residenza del regime fiscale proprio dei non residenti

e (iii) la non applicazione delle imposte nel caso di nuovo successivo trasferimento in Italia con contestuale conferimento degli strumenti che stanno completando il quinquennio in un "nuovo" PIR.

Il rimborso o la cessione dello strumento PIR compliant dopo il trasferimento di residenza e prima dello scadere del quinquennio comporta la perdita del menzionato beneficio, anche laddove le somme siano reinvestite nei successivi 90 giorni.

Si è poi chiarita la compatibilità dell'agevolazione fiscale in commento con le misure previste per l'investimento nel capitale di start-up e PMI innovative (D.L. 179/2012).

Sotto il profilo oggettivo, stante l'uniformità di trattamento fiscale di partecipazioni "qualificate" e "non qualificate", introdotta dalla legge di Bilancio 2018, l'Agenzia ritiene che gli investimenti che abbiano ad oggetto partecipazioni "qualificate" siano in ogni caso esclusi dall'agevolazione in commento, se effettuati direttamente dalla persona fisica (i.e. non tramite OICR o polizze PIR compliant). Tale interpretazione muove essenzialmente da una interpretazione letterale dell'art. 1, comma 100, della legge di Bilancio 2017, che espressamente esclude le partecipazioni qualificate, e dalla mancata abrogazione della definizione di "partecipazioni qualificate" prevista dall'art. 67, comma 1, lett. c) del TUIR.

Orbene, considerando la ratio dell'introduzione della misura interpretativa in commento, ossia la raccolta di risparmio e l'utilizzo di tale liquidità in strumenti di capitale di rischio e di debito di imprese residenti, non appare del tutto comprensibile la ragione di tale esclusione, soprattutto alla luce del riformato trattamento fiscale introdotto con la Legge di Bilancio 2018. Se infatti il regime fiscale precedente poteva far ritenere tali partecipazioni qualificate in linea con l'esclusione dei "redditi che concorrono alla formazione del reddito complessivo del contribuente", le stesse considerazioni non possono valere con riguardo al nuovo trattamento impositivo. L'effetto è al contrario quello di penalizzare gli investimenti nel capitale di rischio che superino le soglie di cui all'art. 67, comma 1, lett.c) del TUIR, in contrasto con gli obiettivi di raccolta di liquidità che hanno portato all'introduzione dell'agevolazione.

Il regime di esenzione non si estende poi alle imposte pagate all'estero sui medesimi redditi derivanti dai PIR, che non possono beneficiare del credito d'imposta ai sensi dell'art. 165 TUIR.

La legge di Bilancio 2018 ha esteso la possibilità a Casse di Previdenza e Fondi pensione di investire somme, nei limiti del 5% del proprio attivo patrimoniale, nei PIR. La Circolare sul punto ha chiarito che, stante la non applicazione del limite di 30.000 Euro annui (plafond) all'entità dell'investimento, resta fermo il rispetto di tutte gli altri vincoli e limiti temporali previsti per gli strumenti PIR compliant.

L'Amministrazione finanziaria ha poi precisato come l'agevolazione in commento non sia applicabile nel caso di inclusione nei PIR detenuti direttamente da una persona fisica di contratti derivati, nonostante gli stessi siano teoricamente qualificabili come "strumenti finanziari". L'estensione a tali contratti, che tendenzialmente comportano limitati esborsi di capitale, a copertura del rischio o ad incremento del guadagno mediante effetto leva, potrebbe generare effetti distorsivi sul mercato, privilegiando tali prodotti a discapito degli investimenti in azioni e obbligazioni, in contrasto con la ratio della misura.

L'effetto leva tipico dei contratti derivati potrebbe poi generare anche un superamento del limite del plafond all'investimento. Laddove invece l'investimento in derivati sia realizzato attraverso OICR PIR conformi, il rispetto dei limiti quantitativi all'investimento non sembra rappresentare un problema, posto che la verifica dell'ammontare investito è effettuata con riferimento alle sottoscrizione di quote del fondo. Nondimeno, i redditi derivanti dagli impieghi di tali OICR in contratti derivati, che non siano utilizzati a copertura perdite della quota di investimenti qualificati, non potranno in ogni caso beneficiare della non applicazione.

Il comma 106 dell'art. 1 della legge di Bilancio 2017 (legge n. 232/2016) prescrive il rispetto del cd. minimum holding period e impone il reinvestimento delle somme conseguite per effetto del rimborso degli strumenti finanziari prima della scadenza del quinquennio. In relazione a tale aspetto, il documento di prassi in commento ha precisato che l'obbligo di reimpiego delle somme esiste anche in relazione alla quota del 30% degli investimenti "non qualificanti".

L'Amministrazione ha poi chiarito che l'ammontare che deve essere reimpiegato è "quanto ricevuto in occasione del rimborso", tenendo in considerazione plusvalenze e minusvalenze eventualmente realizzate. È richiesto in ogni caso il reinvestimento integrale della somma rimborsata, anche qualora, per effetto di una plusvalenza realizzata, tale impiego determini un investimento complessivo nel piano che ecceda il limite complessivo dei 150.000 Euro sia superato.

Qualora invece lo strumento finanziario sia ceduto prima dei cinque anni o le somme rimborsate non siano reinvestite entro 90 giorni, i redditi derivanti dall'investimento sono soggetti a recapture, con applicazione dell'aliquota di imposta vigente al momento della percezione del reddito (ossia nel momento rilevante ai fini dell'imposizione).

Le ritenute alla fonte e le imposte sostitutive eventualmente applicate e non dovute (quali ad esempio le ritenute sugli utili derivanti da azioni e strumenti finanziari non immessi in sistemi di deposito accentrato) sui redditi derivanti da investimenti facenti parte del PIR, fanno sorgere in capo al titolare del piano il diritto a ricevere una somma corrispondente. Tale diritto è soddisfatto dagli intermediari abilitati e dalle imprese di assicurazione gestori dei PIR, che potranno recuperare gli importi versati in compensazione, non operando in questi casi né il limite annuale di 250.000 Euro né il limite massimo di compensabilità di 700.000 Euro.

Infine la Circolare ha chiarito i limiti applicativi dell'esenzione dall'imposta di successione prevista dal comma 114 della legge di Bilancio 2017. Nello specifico, l'Amministrazione ha precisato come il dato letterale della norma, che richiama unicamente i trasferimenti mortis causa, porti ad escludere che l'esenzione dall'imposta di successione per il trasferimento degli strumenti finanziari facenti parte di un PIR si estenda anche agli atti di liberalità inter vivos, cui continua ad applicarsi l'imposta di donazione.

La legge di Bilancio 2017 (legge n. 232/2016), muovendo da obiettivi di incentivazione di raccolta del risparmio, concentrato fin troppo sulla liquidità, ha introdotto uno strumento di investimento, volto a conciliare le esigenze della clientela retail con gli obiettivi di raccolta delle imprese.

L'Agenzia delle Entrate ha chiarito numerosi profili della normativa in tema di PIR, resi necessari anche per effetto delle recenti modifiche apportate dalla Legge di Bilancio 2018. Tuttavia, l'approccio letterale e talvolta conservativo dell'Amministrazione potrebbe portare in alcuni casi, come nel caso delle partecipazioni qualificate, a norme di diritto vivente in contrasto con la ratio dell'agevolazione, volta a indirizzare la raccolta verso strumenti azionari e obbligazionari di imprese legate al territorio nazionale.

Fonte: Ipsoa

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