Paolo Soro

IOTA: tax governance e data security

Al centro del dibattito internazionale sicurezza, protezione e riservatezza delle informazioni in mano al Fisco.

Si è conclusa con successo la conferenza annuale internazionale Iota (Intra-European Organisation of Tax Administrations), tenutasi a Budapest l’ 8 e 9 novembre scorsi. La conferenza, arrivata alla sua seconda edizione, ha rappresentato un’importante occasione di confronto e di approfondimento sul tema, di grande interesse e attualità, della tax governance e sicurezza dei dati in possesso delle autorità fiscali. I vertici delle amministrazioni fiscali aderenti a Iota, i rappresentanti di organismi internazionali ed esponenti del mondo accademico e del business si sono incontrati a Budapest per discutere della protezione e riservatezza dei dati, in un’ottica di miglioramento della governance fiscale: un adeguato livello di sicurezza, protezione e riservatezza delle informazioni a disposizione delle autorità fiscali rappresenta un’imprescindibile esigenza di tutela dei contribuenti, in un’era altamente digitale, come quella attuale. La privacy si pone, quindi, come principio guida che deve orientare l’azione amministrativa in termini di correttezza, trasparenza, integrità e professionalità.

Le autorità fiscali ricevono ingenti quantitativi di dati, in formato digitale, da agenzie ed enti governativi, da amministrazioni fiscali estere, da terzi e dagli stessi contribuenti, così come trasmettono sistematicamente determinati dati di cui dispongono: un flusso continuo di bit all’interno e all’esterno delle mura domestiche, che alimenta applicazioni informatiche all’avanguardia, arricchendo il patrimonio conoscitivo sui contribuenti. Tra le varie modalità di scambio di dati, un ruolo di primaria importanza è senza dubbio ricoperto dallo scambio automatico di informazioni. CRS (Common Reporting Standard), FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act), CbCR (Country-by-Country Reporting) e altre metodologie di scambio automatico di informazioni riportano in primo piano il tema della riservatezza dei dati, che deve necessariamente sussistere in tutte le fasi del loro processo di gestione, dalla trasmissione alla conservazione.

Dall’ampio e vivace dibattito, sviluppatosi nel corso della conferenza su questo tema, è emersa la necessità di garantire, da parte delle amministrazioni fiscali, un alto livello di protezione dei dati, attraverso l’adozione di adeguati meccanismi di prevenzione e trattamento dei rischi, per una efficace tutela dei contribuenti e per un’azione amministrativa integra e corretta.

Nel panorama Iota molti sono i Paesi, tra cui l’Italia, all’avanguardia in tema di innovazioni tecnologiche improntate ad una efficace gestione dei dati e ad una adeguata tutela della riservatezza delle informazioni. L’esperienza di questi Paesi, che hanno investito e continuano a investire molto nell’IT, rappresenta un importante spunto di riflessione e un esempio per molti altri, per i quali l’informatizzazione è ancora in una fase embrionale.

Una corretta tutela dei dati provenienti dalle varie fonti contribuisce non solo a rendere più efficace ed efficiente l’azione amministrativa, ma incide in maniera significativa sul livello di tax compliance. Questo perché, se i contribuenti percepiscono che le informazioni in possesso dell’amministrazione finanziaria sono trattate in maniera equa, trasparente, sicura e nel rispetto dei fini istituzionali, allora saranno più propensi ad adempiere spontaneamente ai propri obblighi tributari, ritenendo l’attività amministrativa meritevole di fiducia. Come influire allora sul rispetto della riservatezza delle informazioni da parte del personale fiscale addetto al loro trattamento? Sicuramente, e prima di tutto, attraverso una adeguata informazione: codici di comportamento dei dipendenti, codici sulla protezione dei dati e altri ancora, provenienti dalle stesse autorità fiscali o da autorità garanti della privacy, nonché training ad-hoc per il personale, rappresentano strumenti importanti per favorire il rispetto della privacy. Tuttavia, come spesso accade, la sola informazione non basta. Per questo si rendono necessarie anche attività ispettive di controllo interno, con relativo sistema sanzionatorio. Informazione e controllo si pongono quindi come due facce della stessa medaglia, che potremmo chiamare integrità.

L’innovazione tecnologica, se da un lato favorisce e agevola lo scambio di informazioni e rende maggiormente fruibili i servizi offerti ai contribuenti sempre più attraverso canali digitali, dall’altro può nascondere insidiose minacce alla sicurezza dei dati. Più le tecnologie evolvono e più i crimini informatici diventano sofisticati e, di conseguenza, difficili da identificare e sconfiggere. Parole come phishing o malware, un tempo sconosciute ai più, sono diventate di uso comune. Come possono le Amministrazioni fiscali proteggersi e proteggere i contribuenti contro le truffe digitali? Sicuramente continuando ad investire molte risorse nell’innovazione digitale, che non è soltanto un trend, ma una necessità.

Una buona tax governance non può prescindere dal rispetto di principi fondamentali quali l’integrità dell’azione amministrativa e la tutela della privacy, indispensabili per stimolare la fiducia che i contribuenti ripongono nel sistema fiscale, fiducia che è alla base della tax compliance.

Fonte: Fisco-Oggi

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