Paolo Soro

In Cassazione sezione per l’arretrato fiscale

Una zavorra che rischia di far affondare la Corte di cassazione».

Quando, a Roma, in apertura del simposio del consiglio di presidenza della giustizia tributaria (sulle giurisdizioni tributarie a confronto nel mondo) ha preso la parola Carlo Piccininni, presidente della V sezione tributaria della Corte di cassazione, erano già giunti diversi richiami sull’emergenza dell’arretrato in materia di giurisdizione tributaria presso la corte suprema. Donatella Ferranti, presidente della commissione giustizia della camera, aveva sottolineato come circa il 45% delle sentenze della Cassazione sia da tempo riconducibile ad Equitalia. Il senatore Giacomo Caliendo s’era detto pronto a intervenire con molti colleghi d’accordo con lui, magari tramite un semplice emendamento, a destinare almeno 40 unità di magistrati allo scopo, istituendo una sezione tributaria bis della Cassazione, «così com’è già avvenuto per la sezione lavoro». Certo, non senza un accenno ironico: «Questo consentirebbe alla Corte di poter intervenire su norme e tasse ancora in essere. Ormai avviene, infatti, che la Cassazione intervenga su norme e tasse che non esistono più». Piccininni, dichiarandosi in sintonia con il presidente Giovanni Canzio, pur essendo d’accordo sul punto che la Cassazione intervenga tempestivamente, «altrimenti la credibilità viene sacrificata» e che «c’è una sacca di arretrato che va smaltito», ha richiamato tutti sul contesto reale in cui «c’è un rapporto con il fisco che non è ottimale». Dunque, l’idea della sezione bis o una sezione stralcio, che non è nuova e che nel corso di questi mini dibattito preliminare al convegno, si è concordato che potrebbe essere utile, non deve far dimenticare lo scopo principale. Oltre a riacquistare un minimo di funzionalità, infatti, per i magistrati della Cassazione occorre lavorare «a una soluzione in prospettiva migliore che dovrebbe passare «per un miglior rapporto con le agenzie e gli uffici giudiziari, per un miglior rapporto con i giudici di merito e gli uffici di legittimità». L’esito peggiore nell’affrontare questa emergenza, infatti, sarebbe quello di rappresentare una cristallizzazione di una situazione in cui si sviluppano i fenomeni tutti italiani: la presenza consistente del nero, favorita da migliaia di leggi e di norme che impediscono ai cittadini di avere consapevolezza dei propri diritti e dei propri doveri e che comunque hanno la necessità di un interprete, sia esso il professionista (prima) o il giudice (dopo). Una situazione in cui, come ha sottolineato Caliendo, «nel nostro sistema serve una magistratura professionalizzata ma che abbia saperi diversi e più complessivi per consentire una giusta interpretazione». Il punto, ha sottolineato Sergio Santoro, presidente di sezione del Consiglio di stato con lunga esperienza alla commissione centrale tributaria. «Si è visto che fine ha fatto (la commissione centrale tributaria, ndr). Eppure aveva realizzato un arretrato di mezzo milione di cause. Forse per questo non poteva che finire così. Questo fenomeno spiega che succede a chi lavora». Intanto, ha spostato l’attenzione sul quantum Fabrizia Lapecorella, direttore del dipartimento finanze del ministero dell’economia, «l’Occidente è alle prese con il Beps (Base erosion and profit shifting): 100 miliardi di dollari in meno di base imponibile nel tempo della crisi con la necessità per gli stati di compiere un lungo percorso insieme».

Fonte: Italia Oggi

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