Paolo Soro

Imprese, 22 miliardi in burocrazia

Indagine del Centro studi Cna.

Ventidue miliardi l`anno è il mostruoso costo che la burocrazia italiana scarica sulle imprese artigiane, micro, piccole e medie: 5 mila euro ad impresa secondo l'indagine del Centro studi Cna (dedicata a «Piccole imprese e pubblica amministrazione: un rapporto (im)possibile») diffusa ieri.

L'indagine, condotta su un campione di 1035 realtà imprenditoriali, rappresentative del settore (4 su 5 con meno di 10 addetti) e associate alla Confederazione, ha evidenziato come per compiere tutti gli adempimenti richiesti dalla p.a., il 41,3% delle imprese coinvolte abbia bruciato fino a tre giorni lavorativi al mese.

Il 32,2% delle imprese ha sprecato fino a cinque giorni lavorativi, mentre il 9,1% degli interpellati ha speso in burocrazia fino a dieci giorni e il 6,8% oltre dieci giorni.

Questo dispendio di tempo, risorse ed energie è una zavorra, attacca Cna: quasi nove imprese su dieci (l`89,7%), infatti, ritengono che la cattiva burocrazia costituisca un ostacolo serio alla competitività. «Vogliamo risposte veloci», ha ribadito il presidente della Confederazione Daniele Vaccarino.

«Oggi molte nostre imprese avvertono un miglioramento negli ordini e nel fatturato e una fiducia maggiore nel futuro».

Anche se non in tutti i settori si percepisce aria di ripresa.

«Continuano ad esserci problemi per esempio nel settore dell'edilizia», ha sottolineato Vaccarino, annunciando che la Cna con la prossima legge di bilancio punterà proprio allo stanziamento delle risorse necessarie per la trasformazione di un settore che da solo non ce la fa ad uscire dalla crisi.

Tornando all'indagine, gli elementi che, secondo le imprese, contribuiscono maggiormente ad appesantire il fardello della burocrazia sono in primis la qualità della legislazione.

La complessità delle norme rimane di gran lunga il principale problema sofferto: il 67,8% delle imprese boccia la qualità legislativa italiana sia per la scarsa chiarezza sia per la stratificazione, nel tempo, di provvedimenti spesso motivati dall'urgenza.

A livello settoriale sono le imprese edili (74,3%) e i fornitori di servizi alle imprese (71,4%) a patire maggiormente la complessità delle norme.

Tra i problemi più acuti, a grande distanza, la quantità elevata di informazioni (43,8%) chieste dall'amministrazione pubblica e la lentezza della macchina burocratica (27,5%).

I ritardi della pubblica amministrazione nel fornire risposte sono sentiti come grave problema nel Mezzogiorno (48,2% delle imprese) ben più che nelle regioni settentrionali (24%).

I cambiamenti introdotti nella legislazione da due anni a questa parte (delega fiscale, Jobs Act, riforma della pubblica amministrazione) sono giudicati in maniera positiva da quasi un'impresa su tre (29,5%) più di quante esprimono un parere negativo (22,4%).

Tra gli strumenti di semplificazione apprezzati dalle imprese al primo posto c'è il Durc online (gradito dal 76,4% degli interpellati).

Il 54,2% delle imprese che hanno partecipato al sondaggio si è detto soddisfatto dalla Scia (Segnalazione certificata di inizio attività), mentre il «silenzio assenso» è stato valutato efficace dalla metà esatta delle imprese che lo hanno utilizzato.

Fonte: Italia Oggi

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