Paolo Soro

Distacco transnazionale dei dipendenti: ultime precisazioni dell’INL

Lo scorso giugno, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha fornito importanti indicazioni in merito ad alcune peculiarità di distacco internazionale afferenti pluralità di operatori economici coinvolti nella prestazione di servizi, oltre che per gli stand temporanei nell’ambito di fiere, mostre, manifestazioni commerciali ed eventi congressuali, al fine di una corretta applicazione della vigente normativa (D.Lgs. 136/2016).

Nelle ipotesi in cui il distacco dei lavoratori, effettuato nell’ambito di una prestazione transnazionale di servizi, coinvolga una pluralità di operatori economici (impresa straniera distaccante, soggetto distaccatario e destinatario finale della prestazione), nella pratica operativa, ci troviamo a dover analizzare delle fattispecie piuttosto complesse, la cui liceità implica, sia l’esistenza di rapporti contrattuali ben definiti e non fittizi tra i soggetti sopra indicati, sia la permanenza durante il periodo del distacco di un effettivo rapporto di lavoro tra il lavoratore distaccato e l’impresa straniera distaccante.

La finalità primaria resta quella di impedire eventuali pratiche di dumping sociale poste in essere in violazione dei diritti dei lavoratori, nonché in danno di aziende italiane e, più in generale, dell’economia nazionale, da parte di imprese straniere – o presunte tali – che hanno costituito di fatto una base stabile in Italia, senza ottemperare agli obblighi previsti dalla legge italiana in materia fiscale, lavoristica e previdenziale.

La normativa trova applicazione nei confronti delle imprese straniere, stabilite in uno Stato UE o extra UE, le quali, nell’ambito di una prestazione transnazionale di servizi, distaccano uno o più lavoratori presso un'altra impresa anche se appartenente allo stesso gruppo, o in favore di un'altra unità produttiva, o ancora di un ulteriore destinatario con sede in Italia (art. 1, comma 1, D.Lgs. 136/2016).

Sulla base del tenore letterale, la locuzione “prestazione di servizi”, nozione di derivazione comunitaria, risulta essere molto ampia: nella sua accezione rientrano diverse tipologie contrattuali disciplinate nel nostro ordinamento, tra le quali quelle relative alla filiera degli appalti e subappalti, nonché ulteriori accordi “commerciali” aventi a oggetto lo scambio di servizi tra imprese stabilite in diversi Paesi, anche appartenenti al medesimo gruppo, o tra filiali della medesima impresa distaccante.

Nello specifico, si presuppone l’espletamento di attività lavorative di carattere temporaneo in favore di un destinatario situato sul territorio italiano, che può individuarsi in un’impresa distaccataria appartenente al medesimo gruppo, in un’unità produttiva, filiale o sede operativa dell’azienda straniera distaccante, ovvero in un soggetto committente in generale.

Ai fini della qualificazione in termini di filiale o unità produttiva dell’azienda straniera, si precisa come sia necessario riscontrare nella fattispecie concreta un minimo di organizzazione di mezzi e/o di persone, in forza della quale l’impresa stessa vada a esercitare o comunque gestire un'attività di natura economica in Italia, costituendo, quindi, un centro di imputazione di rapporti e situazioni giuridiche riferibili al soggetto straniero, anche se per un periodo temporalmente definito.

In considerazione del quadro sopra illustrato, il Decreto trova applicazione nelle ipotesi in cui i prestatori di servizi stranieri inviano il proprio personale dipendente a svolgere per un periodo limitato attività lavorative in Italia, tra le quali si possono annoverare anche quelle in cui i suddetti lavoratori, inviati in ragione di un servizio transnazionale presso una filiale italiana dell’azienda straniera distaccante o presso altro operatore economico sito in Italia (soggetto distaccatario), vengano successivamente impiegati per l’esecuzione di un appalto presso la sede o altra unità produttiva di un’azienda committente – destinataria finale della prestazione – sempre ubicata in Italia. Questo, evidentemente, a condizione che nella concreta fattispecie siano riscontrabili gli elementi di autenticità dell’intera operazione negoziale posta in essere per tutti e tre i soggetti coinvolti, sia nel rispetto della normativa nazionale in tema di liceità dell’appalto, distacco e somministrazione di manodopera, con riferimento ai rapporti intercorrenti tra soggetto distaccatario e committente finale.

Il Legislatore intende prevenire e contrastare quei fenomeni patologici in cui l’invio dei lavoratori in Italia sia riconducibile a un’operazione fraudolenta, che può anche coincidere con (o in generale ricomprendere) le ipotesi di appalto non genuino o distacco e somministrazione illecita, pur non necessariamente identificandosi nelle stesse.

Si ricorda, infatti, che gli elementi che integrano le fattispecie di distacco non autentico possono essere molteplici e di diversa natura, connessi – per esempio – alla costituzione in Italia di un’attività imprenditoriale su base stabile e continuativa, che risulta sconosciuta all’Amministrazione, oppure alla circostanza che l’impresa distaccante (ovvero, la filiale in Italia) sia una società fittizia/di comodo, non esercitando alcuna attività produttiva ma di mera gestione amministrativa del personale; o, ancora, che l’impresa distaccante non presti alcun servizio ma si limiti a fornire solo il personale in assenza della relativa autorizzazione all’attività di somministrazione.

Quanto al contenuto degli obblighi introdotti dalla vigente normativa, e, in particolare, in ordine alla comunicazione preventiva di cui all’art. 10 del Decreto e al D.M. 10 agosto 2016, va precisato che in detta comunicazione devono essere indicate una serie di informazioni da inserire nei campi obbligatori del Modello UNI Distacco UE, tra le quali sono ricompresi i dati identificativi del prestatore di servizi/impresa distaccante straniera e del soggetto distaccatario italiano (sede e/o filiale in Italia dell’azienda distaccante o di altro operatore economico), il numero previsto e la generalità dei lavoratori coinvolti, la durata del distacco, la data di inizio e di fine dello stesso, la sede del distacco quale luogo di svolgimento effettivo della prestazione che può anche non coincidere con la sede del soggetto distaccatario, come avviene – per esempio – per i cantieri, o nelle ipotesi in cui l’esecuzione dei lavori viene espletata presso la sede/unità produttiva di altra impresa destinataria finale della prestazione, in presenza di un idoneo titolo giuridico (contratto di appalto, subappalto etc.).

In altri termini, con riferimento alle ipotesi sopra delineate:

-          il soggetto distaccatario è individuato nella sede/filiale italiana della stessa impresa straniera distaccante, ovvero di altro operatore economico stabilito in Italia;

-          mentre la sede del distacco va individuata presso il luogo di effettivo svolgimento della prestazione lavorativa da parte del personale distaccato.

Si ribadisce, infine, che i destinatari degli obblighi contenuti nel decreto – tra cui appunto quello appena richiamato, concernente la comunicazione preventiva – sono esclusivamente i prestatori dei servizi stranieri/aziende distaccanti, e non invece le imprese distaccatarie italiane, né tantomeno i soggetti individuati come referenti ai sensi dell’art. 10, comma 3, lett. b) e comma 4, D.Lgs. 136/2016.

A ogni modo, si ricorda che il prestatore di servizi ha l’obbligo di indicare nel modello UNI Distacco UE i dati del soggetto referente e il domicilio di quest’ultimo in Italia. In assenza, la sede dell'impresa distaccante si considera il luogo dove ha sede legale o risiede il destinatario della prestazione dei servizi, ossia il soggetto distaccatario.

Analizzata l’ipotesi distacco internazionale afferente pluralità di operatori economici coinvolti nella prestazione di servizi, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro – nel medesimo documento – passa a esaminare un’ulteriore problematica sollevata, riguardante i casi in cui l’impresa straniera invii propri dipendenti in Italia presso stand temporanei allestiti nell’ambito di fiere, mostre, manifestazioni commerciali ed eventi congressuali, laddove non sia individuabile una prestazione di servizi nei confronti di un soggetto destinatario – distaccatario o committente – avente sede legale od operativa in Italia; ovvero, non sia stato comunque stipulato un contratto di natura commerciale (appalto di opera o di servizi, etc.) tra l’impresa straniera stessa e il destinatario della prestazione.

In proposito, occorre tener conto che ai sensi della normativa comunitaria – art. 57 TFUE – il prestatore di servizi può esercitare, a titolo temporaneo, la sua attività nello Stato membro ove la prestazione è fornita, alle stesse condizioni imposte da tale Stato ai propri cittadini, senza necessità di costituire una sede operativa o filiale.

In considerazione di ciò e alla luce delle locuzioni di “prestazioni transnazionale di servizi” nonché di “unità produttiva” già prima delineate in funzione della normativa in vigore, non sembra possibile qualificare in termini di sede (o filiale) in Italia dell’azienda straniera, lo stand temporaneo allestito in occasione delle citate manifestazioni. Ciò in quanto l’attività di esposizione o di vendita di prodotti per la partecipazione alla manifestazione fieristica con disponibilità di una singola area non costituirebbe un vero e proprio centro di imputazione di rapporti e situazioni giuridiche riferibili al soggetto straniero, con conseguente esclusione dell’applicazione degli obblighi previsti dal Decreto stesso, come pure delle specifiche disposizioni sanzionatorie in esso contenute.

Diversamente nei casi in cui, anche in ragione della specifica natura dell’attività svolta, sia riscontrabile nella fattispecie concreta una prestazione transnazionale di servizi nei confronti di un destinatario situato sul territorio italiano, come avviene per esempio nelle ipotesi di esecuzione di appalti per montaggio/smontaggio dello stand ed eventuale realizzazione delle strutture espositive, l’invio dei lavoratori in Italia da parte dell’allestitore straniero, anche solo per pochi giorni, rientra nel campo di applicazione del Decreto 136/2016.

Si fa presente, infatti, che, esclusivamente con riferimento agli obblighi di periodo minimo delle ferie e di trattamento retributivo, esiste una limitata deroga per i lavori di assemblaggio iniziale o di prima installazione di un bene, previsti in un contratto di fornitura, eseguiti da lavoratori qualificati o specializzati, qualora la durata dei lavori, in relazione ai quali è stato disposto il distacco, non sia superiore a otto giorni. La norma generale, viceversa, trova applicazione (integralmente e senza alcuna eccezione) anche al di sotto degli otto giorni, per i lavori di “costruzione”, “montaggio” e “smontaggio”, espressamente elencati nell’allegato A del Decreto.

A ogni modo, per l’esecuzione delle suddette attività sul territorio italiano, siano o meno queste ultime inquadrabili nell’ambito del distacco internazionale dei lavoratori, resta fermo il rispetto delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro contenute nel previgente D.Lgs. 81/2008.

Gli ispettori, dunque, nelle loro ordinarie attività di verifica, dovranno attenersi alle indicazioni che precedono.

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