Paolo Soro

Bonus e sconti a quattro zampe

Disposizioni nazionali e locali prevedono misure a favore di chi cura e accoglie in casa animali, alleggerendo, tra l’altro, in alcuni casi, i costi delle amministrazioni comunali.

A tutela degli animali e a sostegno di chi se ne prende cura, anche nel 2017 sono stati confermati sconti e detrazioni fiscali in grado di alleggerirne i costi.

In materia, l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti con la circolare 7/E del 4 aprile scorso.

Restano detraibili dall’Irpef, nella percentuale massima del 19%, da indicare nella dichiarazione dei redditi, le spese mediche veterinarie (comprese quelle per analisi di laboratorio e interventi presso cliniche) e le spese relative all’acquisto di medicinali per cani e gatti, ma anche per pappagalli, coniglietti, criceti, eccetera, insomma per animali detenuti a scopo di compagnia o per la pratica sportiva. Come per i farmaci destinati all’uomo, anche per quelli veterinari non è più necessario conservare la prescrizione del medico; tuttavia, occorre che lo scontrino riporti, oltre al codice fiscale di chi ha sostenuto la spesa, anche la natura, la qualità (attestata dal codice di autorizzazione in commercio) e la quantità dei medicinali acquistati.

L’agevolazione, a prescindere dal numero di animali di cui si è in possesso, prevede un tetto di spesa che non può superare i 387,34 euro, con una franchigia di 129,11 euro; il massimo sconto fiscale ottenibile, pertanto, è pari a 49,06 euro, ossia il 19% di 258,23 euro (differenza tra limite agevolabile e franchigia).

I mangimi speciali, anche se prescritti dal veterinario, sono esclusi dalla detrazione, in quanto prodotti appartenenti all’area alimentare, e restano interamente a carico del contribuente.

Altre agevolazioni riguardano amici a quattro zampe “speciali”, i cani guida da assistenza, utilizzati da persone affette da cecità e da persone ipovedenti.

Secondo la normativa fiscale, la persona non vedente può portare in detrazione dall’Irpef il 19% della spesa sostenuta per l’acquisto del cane. Il beneficio d’imposta spetta una sola volta in un periodo di quattro anni (salvo i casi di perdita dell’animale) e può essere calcolato sull’intero ammontare del costo sostenuto (quindi, senza alcuna franchigia), fino a un massimo di 18.075,99 euro. La detrazione può anche essere ripartita in quattro rate annuali di pari importo.

Una seconda detrazione, questa forfettaria (pari a 516,46 euro), spetta per il mantenimento del cane guida, senza necessità di documentarne l’effettivo sostenimento. Lo sconto, in questo caso, compete esclusivamente al non vedente, non anche al familiare di cui eventualmente risulti a carico.

Oltre a queste disposizioni a carattere nazionale, in molti comuni si stanno attuando politiche sociali adeguate a favore dei cittadini, attraverso l’erogazione di bonus (una tantum), per i costi legati al mantenimento di questi particolari “componenti” del nucleo familiare.

In genere, gli enti locali destinano a tale scopo circa 5mila euro del fondo municipale e riservano l’agevolazione agli anziani con pensione minima, ai cassaintegrati e ai cittadini con modello Isee pari a 0. Non a caso nelle borse spesa destinate ai concittadini disagiati iniziano a essere inserite due scatolette di cibo per animali.

Un’ulteriore agevolazione fiscale per chi ha animali in casa presi in adozione dal canile municipale riguarda lo sconto Tares. La lista dei Comuni che, in particolare dallo scorso anno, dopo le modifiche sul regolamento della tassa sui rifiuti, stanno applicando il “bonus cane” è lunga ed è destinata ad aumentare; svuotare i canili e combattere il randagismo ripaga pienamente sul piano etico ed economico le amministrazioni comunali che hanno adottato questa scelta.

Gli sconti, in questo caso, variano da città in città, per un massimo di 700 euro l’anno, fino all’esenzione totale della tassa sui rifiuti. Appositi controlli garantiscono da eventuali raggiri finalizzati unicamente all’incasso del bonus.

Fonte: Fisco-Oggi

comments powered by Disqus
img 0163
top