Paolo Soro

Panama papers

Per l’UE, le conseguenze in ordine di spesa arrivano a 237 miliardi di euro.

L’Unione europea ha perso tra i 109 e i 237 miliardi di euro in entrate fiscale a causa degli schemi elusivi portati avanti dalle società coinvolte nei Panama papers.

Le mancate entrate si traducono in una riduzione della spesa nazionale.

Questo è emerso dal documento «The impact of schemes revealed by the Panama papers on the economy and finances of sample of member states» (gli impatti economici che i Panama papers hanno avuto dal punto di vista economico e fiscale su un campione di stati) discusso il 27 aprile 2017 in commissione Pana (commissione del Parlamento europeo sui Panama papers).

La parte da leone, nell’evasione fiscale e nel riciclaggio, l’hanno fatta le società coinvolte nello scandalo estivo 2016.

L’evasione è stata stimata in 135 mld di dollari.

Mentre la stima del riciclaggio del denaro non è stata quantificata a causa del metodo usato dalle 397 imprese analizzate.

L’Ue è stata danneggiata, soprattutto dal punto di vista del mercato del lavoro.

Il report ha infatti sottolineato come una delle spese maggiori sostenute dagli stati europei, post crisi economica, riguarda proprio il mercato del lavoro.

Si parla di circa 200 miliardi l’anno che vengono investiti per cercare di diminuire la disoccupazione.

Secondo le stime economiche del report l’Ue avrebbe dunque potuto creare 1,5 milioni di posti di lavoro, se avesse incassato le tasse dovute dalle multinazionali, coinvolte nello scandalo dei Panama papers.

Per porre rimedio alle mancate entrate fiscali alcuni stati europei hanno deciso di accelerare i tempi di norme fiscali già in programma.

La Germania ha creato un «registro trasparente» pubblico dove vengono annotati nomi dei reali beneficiari di una società.

La Repubblica Ceca ha seguito lo schema tedesco con la variante che il registro non è pubblico, ma è accessibile solo al funzionario, alla corte e alla polizia.

La Francia ha creato un registro pubblico dei trust e il Regno Unito ha attuato diverse misure fiscali fra le quali la responsabilità diretta del professionista che fornisce aiuti ai clienti nell’evadere le tasse e la responsabilità penale della società che ha in seno dipendenti che attuano operazioni di evasione fiscale per conto della corporate.

A livello europeo è prevista la creazione di una lista nera delle giurisdizioni non europee non collaborative.

Il report suggerisce però che bisognerebbe integrare la lista di stati non collaborativi anche con giurisdizioni appartenenti all’Ue.

Fonte: Italia Oggi

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