Paolo Soro

Stabile organizzazione per Google & co

Intervento in Commissione Senato sulla discussione afferente il nuovo art. 162-bis del TUIR sulla stabile organizzazione occulta. Resta il problema di fondo relativo al conflitto tra la futura normativa nazionale e le disposizioni convenzionali che prevalgono sulla prima.

La stabile organizzazione occulta rappresenta l’istituto più adatto per colpire l’elusione fiscale messa in atto dai colossi del web.

La presenza di una sede d’affari  fissa nel territorio nazionale implica il pagamento in Italia delle imposte sui redditi prodotti.

Ma l’istituto deve essere rafforzato.

Questo il parere di Francesco Greco, procuratore capo di Milano, esposto davanti alle commissioni Finanze e tesoro e Industria commercio e turismo del Senato.

L’opinione di Greco è stata chiesta dalle due commissioni in merito alla discussione del ddl 2526 recante misure in materia fiscale per la concorrenza nell’economia digitale.

Il procuratore ha ricordato le inchieste della procura di Milano sui colossi del web, anticipando che oltre a Google, sono in via di chiusura anche le indagini su Amazon, mentre resta ancora aperto il fascicolo Facebook (Apple ha già pagato una multa di 300 milioni di euro).

In particolare, ha spiegato Greco:

“Gli accertamenti effettuati dalla Guardia di finanza, dalle Dogane e dall’Agenzie delle entrate su Apple e Google hanno riguardato solamente l’attività svolta in Italia ma non hanno riguardato le transazioni retail on line, che sono il 50% grosso modo del loro ricavato.”

Gli accertamenti non sono stati estesi al retail perchè ci sono problemi interni di accertamento delle operazioni e in tema di configurazione sulle vendite retail.

Greco ha indicato la tracciabilità di flussi finanziari, merci e bit come il tallone d’Achille dei giganti del web e ha suggerito di intervenire nel merito per arginarne l’elusione.

Per la tracciabilità dei flussi finanziari, Greco ha suggerito di inserire nel ddl l’obbligo da parte degli intermediari di:

“Produrre mensilmente gli elenchi delle transazioni tipo Tobin tax.

Se le banche ritenessero troppo oneroso questo procedimento, io consiglierei di varare una normativa seria che incentivi l’uso della moneta elettronica e la fine del contante in Italia.”

Una sorta di dare-avere tra Stato e istituti di credito.

Il procuratore ha anche accennato alla possibile istituzione di una tassa sull’utilizzo delle cosiddette “autostrade digitali”, le infrastrutture del web che vengono utilizzate dalle grandi corporation praticamente gratis per erogare i propri servizi e vendere prodotti.

L’idea sarebbe quella di trasferire questi costi, oggi sostenuti dalla clientela retail, agli utilizzatori a monte.

Il ddl 2526 mira a dotare l’Amministrazione finanziaria di adeguati strumenti informativi per migliorarne l’azione accertativa.

Il disegno di legge obbliga gli intermediari finanziari che effettuano pagamenti verso l’estero per conto dei propri clienti, ad assumere il numero di partita Iva del beneficiario.

Qualora il beneficiario non disponga di partita iva e le transazioni superino le duecento unità a semestre, l’incaricato del pagamento deve immediatamente informare l’Agenzia delle entrate.  

Fonte: Italia Oggi

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