Paolo Soro

Aboliti i voucher, torna il nero

L’abolizione dei voucher avrà un’unica, prevedibile, conseguenza, l’aumento del lavoro nero.

Non c’è, nella legislazione del lavoro, un’alternativa praticabile e comoda per inquadrare una miriade di situazioni caratterizzate soprattutto dalla saltuarietà delle esigenze lavorative. Sui voucher il governo sta facendo il classico gioco delle tre carte, sulla pelle dei lavoratori e delle imprese. Ennesima dimostrazione di una politica sempre più distaccata dalla realtà che dovrebbe rappresentare e regolare. E preoccupata soprattutto della conquista o del mantenimento del potere. Ma ricapitoliamo i fatti degli ultimi giorni.

Il consiglio dei ministri di venerdì 17 marzo ha approvato un decreto legge, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il lunedì successivo, che abolisce la disciplina dei buoni lavoro, lasciando solo la possibilità di utilizzare fino al 31 dicembre 2017 quelli già acquistati prima dell’entrata in vigore delle nuove norme. Il legislatore non si è accorto però che le norme abrogate contenevano anche le regole per l’utilizzo dei voucher: senza queste norme i buoni lavoro sono inutilizzabili. Il ministro Giuliano Poletti ha cercato di mettere una pezza martedì scorso con un comunicato stampa nel quale si precisava che «l’utilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio, nel periodo transitorio sopra ricordato, dovrà essere effettuato nel rispetto delle disposizioni in materia di lavoro accessorio previste dalle norme oggetto di abrogazione da parte del decreto». Abbiamo quindi una nuova figura giuridica: il comunicato-legge con il quale si dice che le norme abrogate sono ancora in vigore. A questo punto i professori di diritto si metteranno le mani nei capelli, i giudici sgraneranno gli occhi, avvocati e consulenti del lavoro penseranno seriamente di cambiare mestiere. Anche perché stanno diventando sempre più frequenti i comunicati-legge, emanati per correggere o interpretare norme problematiche, in contrasto sempre più stridente con i contenuti delle norme e la gerarchia delle fonti del diritto.

I problemi maggiori toccano ora a famiglie e piccole imprese, utilizzatori tipici dei voucher. In attesa della revisione generale della materia, promessa dal governo, non esistono, infatti, alternative praticabili per disciplinare i rapporti di lavoro di natura temporanea o fortemente stagionali. Pensiamo a una famiglia che ha bisogno di un aiuto, colf, badante o baby sitter, per pochi giorni, magari per far fronte a un’esigenza imprevista: in mancanza dei buoni lavoro dovrebbe attivare un nuovo rapporto di lavoro, con tutti i costi e gli adempimenti burocratici connessi.

Problemi insormontabili anche per la piccola azienda che deve far fronte a un picco di lavoro di natura temporanea. Potrebbe utilizzare il lavoro a chiamata, ma in questo caso dovrà utilizzare solo lavoratori con età fino a 25 anni oppure oltre i 55 e solo per 400 giornate in 3 anni solari. E anche qui dovrà mettere in conto parecchie complicazioni burocratiche necessarie per attivare i nuovi contratti. Potrebbe utilizzare anche un contratto di lavoro a termine, ma dovrà mettere in conto la necessità di un consulente per la preparazione delle buste paga, per le comunicazioni di assunzione e alla fine per il recesso. Ma potrà essere assunto un numero di lavoratori non superiore al 20% della forza lavoro già alle dipendenza dell’azienda. Quindi un massimo di un contratto a termine ogni 5 dipendenti a tempo indeterminato. Molte esigenze non potranno essere coperte. Infine ci si può avvalere di un contratto di somministrazione di lavoro avvalendosi di un’agenzia che assume il lavoratore e lo trasferisce all’azienda, ma si tratta di un percorso poco ortodosso e che fa comunque aumentare costi e adempimenti burocratici. Anche l’utilizzo di collaboratori con partita Iva, che in molti casi risulterà comunque impossibile, in altri si presta a contestazioni e a rischi sanzionatori non trascurabili.

In pratica, moltissime esigenze di piccole imprese, aziende agricole, enti non profit, famiglie non potranno essere coperte perché, grazie al conflitto tutto politico innescato dalla Cgil (a sua volta forte utilizzatrice fino a ieri dei voucher) e alla maldestra risposta del governo, è stato eliminato l’unico strumento legale per farvi fronte.

Un incentivo fortissimo a tornare al lavoro nero.

Fonte: Italia Oggi

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