Paolo Soro

High Net Worth Individual (HNWI): la nuova Flat-Tax

Gli HNWI (nel gergo, “Paperoni”) hanno una loro Flat-Tax italiana e possono ora scegliere di venire a vivere nel Belpaese. Francamente, siamo piuttosto scettici sul risultato di questa nuova operazione, il cui evidente obiettivo – sfidando anche problematiche costituzionali – è quello di “fare cassa”. Ma diamo comunque uno sguardo alla normativa.

Lo scorso 8 marzo, è stato pubblicato il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, recante: Modalità applicative per l'esercizio, la modifica o la revoca dell'opzione di cui al comma 1 dell'articolo 24-bis del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), e per il versamento dell'Imposta Sostitutiva di cui al comma 2, del medesimo articolo 24-bis.

Si tratta del provvedimento che dà attuazione alla nuova tassa forfetaria a carico dei c. d. Paperoni, ossia coloro che sono considerati dall’Erario: High Net Worth Individual (persone fisiche titolari di un elevato valore patrimoniale).

L’obiettivo sembrerebbe quello di “fare cassa”, accogliendo i presumibili prossimi “fuoriusciti Brexit”, e offrendo loro una tassazione forfetaria (a titolo di imposta sostitutiva) su attività e beni mantenuti all’estero; fermo restando l’assolvimento delle imposte sui redditi prodotti in Italia secondo i consueti principi generali.

Il nostro ex-premier, Matteo Renzi, ha fatto l’esempio dello “Sceicco che vuole abitare a Capri”: ci sarebbe piaciuto ribattere, ma, nonostante l’impegno profuso, non siamo riusciti a scovare una barzelletta altrettanto divertente.

Le principali obiezioni concernono il fatto che la Flat-Tax, in realtà, sarebbe una sorta di condono mascherato. La risposta a tale obiezione, data da Stefano Loconte, consulente della Commissione Finanze alla Camera dei Deputati per le tematiche fiscali e tributarie, è stata la seguente:

“E’ gente che con l’Italia a oggi non ha alcun tipo di rapporto fiscale. Non è debitore allo Stato di nulla, visto che è residente altrove. Condono sarebbe scontare delle tasse a qualcuno che le doveva, ma non le ha versate.”

Con tutto il rispetto, non siamo per nulla d’accordo.

Punto primo: La norma non è pensata solo per gli stranieri (il famoso sceicco di renziana ilarità), ma anche per tutti quei cittadini italiani iscritti all’AIRE negli ultimi nove anni su dieci, ovverossia quei soggetti verso cui l’Agenzia delle Entrate si appresta, proprio in questo frangente, a far partire controlli dettagliati, sul presupposto che il loro status di non-residente fiscale potrebbe essere solo fittizio. E’ evidente che, laddove uno di questi soggetti non fosse, leggi alla mano, un non-residente, la Flat-Tax varrebbe assai più di un condono.

Punto secondo: La vigente normativa ordinaria – come noto – prevede regole assai precise con riguardo ai redditi prodotti all’estero dai residenti. Consentire a un cittadino italiano, che rientri nelle anagrafi nazionali proveniente dall’AIRE, di sottoporre i redditi derivanti da patrimoni detenuti in Paesi a fiscalità privilegiata privi di Common Reporting Standard (fattispecie che, per come è strutturata l’intera legislazione attuale, appare più che plausibile, e per la quale si pongono non pochi problemi pratici interpretativi, tuttora irrisolti), all’imposta sostitutiva forfetaria, a modesto avviso di chi scrive, va ben al di là di un puro e semplice condono, configurando un’evidente disparità costituzionale nei confronti degli altri cittadini italiani, i quali già regolarmente assolvono i loro obblighi nei confronti dell’Erario in funzione alla propria capacità contributiva. Vi sarebbero, in sostanza, potenziali profili di incostituzionalità ex art. 3 e 53 Costituzione. Occorre, infatti, considerare che, seppure siano alquanto scarse le probabilità che la “piantagione fiscale” della Flat-Tax attecchisca, è certo che coloro i quali decideranno di sottoporsi al pagamento del forfait annuale pari a 100.000,00 euro, lo faranno essendo ben consci che i loro redditi sarebbero assoggettati a una tassazione ordinaria di gran lunga maggiormente elevata.

Ma andiamo a esporre, nel dettaglio, i contenuti del richiamato Provvedimento Direttoriale.

Il primo articolo tratta delle modalità di esercizio dell’opzione.

Le persone fisiche che presentano i requisiti richiesti dalla normativa (Art. 24-bis, TUIR) possono optare per il regime di imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero. L’opzione per il regime dell’imposta sostitutiva si perfeziona con la presentazione della dichiarazione dei redditi riferita al periodo d’imposta in cui i soggetti in questione hanno trasferito la residenza in Italia, ovvero, con la presentazione della dichiarazione dei redditi riferita al periodo d’imposta successivo a quello in cui detti soggetti hanno operato tale trasferimento di residenza.

Ai fini dell’accesso al regime, il contribuente può presentare una specifica istanza di interpello, in cui dovrà indicare:

a) i dati anagrafici e, se già attribuito, il codice fiscale nonché, se già residente, il relativo indirizzo di residenza in Italia;

b) lo status di non residente in Italia per un tempo almeno pari a nove periodi di imposta nel corso dei dieci precedenti l’inizio di validità dell’opzione;

c) la giurisdizione o le giurisdizioni in cui ha avuto l’ultima residenza fiscale prima dell’esercizio di validità dell’opzione;

d) gli Stati o territori esteri per i quali intende esercitare la facoltà di non avvalersi dell’applicazione dell’imposta sostitutiva (tale elenco potrà comunque essere oggetto anche di successivo ampliamento).

Oltre a ciò, evidentemente, l’istanza riporterà la sussistenza degli elementi necessari per il riscontro delle condizioni di accesso al regime dell’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero, compilando la check list che si trova allegata al Provvedimento Direttoriale in parola, corredata dell’eventuale documentazione a supporto.

A parte l’indicazione relativa alle giurisdizioni in cui il soggetto ha avuto l’ultima residenza fiscale (elemento che può essere regolarizzato in successiva comunicazione), tutti i restanti suindicati dati – inclusa la mancata o irregolare compilazione della check list – costituiscono causa di inammissibilità dell’istanza.

L’interpello andrà indirizzato alla Direzione Centrale Accertamento mediante consegna a mano, spedizione raccomandata con avviso di ricevimento, ovvero telematicamente, attraverso l'impiego della casella di posta elettronica certificata:

dc.acc.nuoviresidenti@pec.agenziaentrate.it

Per i soggetti non residenti, senza domiciliatario nel territorio dello Stato, l’istanza di interpello potrà essere trasmessa alla casella di posta elettronica ordinaria:

dc.acc.upacc@agenziaentrate.it

L'istanza deve essere sottoscritta con firma autografa, ovvero, nei casi in cui il documento è trasmesso via posta elettronica certificata, con firma digitale.

Da notare che l’interpello può essere presentato anche se non sono ancora decorsi i termini perché si sia materialmente radicata la residenza in Italia; mentre, l’esercizio dell’opzione è indipendente dall’ottenimento della risposta all’istanza d’interpello da parte dell’Agenzia delle Entrate.

L’opzione in discorso, inoltre, si intende tacitamente rinnovata di anno in anno, a meno che non intervenga un’ipotesi di cessazione degli effetti, di revoca dell’opzione o di decadenza dal regime.

L’articolo 2 del Provvedimento riporta le modalità di esercizio dell’opzione per uno o più familiari.

Come noto, i soggetti possono esercitare l’opzione per il regime di imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero pure per uno o più familiari che soddisfino le medesime condizioni di accesso al regime. Anche in tal caso, la predetta opzione estensiva si perfeziona mediante specifica indicazione nella dichiarazione dei redditi riferita al periodo d’imposta in cui il familiare trasferisce la residenza in Italia (ovvero, nella dichiarazione dei redditi riferita al periodo d’imposta successivo).

Ovviamente, l’eventuale istanza d’interpello dovrà essere sottoscritta anche da ciascuno dei familiari interessati e contenere gli stessi elementi identificativi già previsti per il soggetto principale. Analogamente, verranno poi applicate ai familiari in parola, pure tutte le altre disposizioni in precedenza richiamate per il citato soggetto capofila.

La cessazione degli effetti, la revoca dell’opzione e/o la decadenza dal regime, sono riportate al punto 3 del Provvedimento.

Nel dettaglio, gli effetti del regime di imposizione sostitutiva dei redditi prodotti all’estero cessano, in ogni caso, decorsi quindici anni dal primo periodo d’imposta di validità dell’opzione. Il contribuente che ha esercitato l’opzione, o il familiare a cui la stessa è stata estesa, possono revocare l’opzione nella dichiarazione dei redditi relativa a uno dei periodi d’imposta successivi a quello in cui è stata esercitata. Qualora, per tale periodo di imposta, il soggetto non sia tenuto alla presentazione della dichiarazione dei redditi, lo stesso contribuente effettuerà apposita comunicazione alla Direzione Centrale Accertamento entro la data di scadenza della presentazione della dichiarazione, secondo le modalità previamente evidenziate.

L’Agenzia ricorda che i soggetti i quali esercitino l’opzione (capofila e familiari), decadranno dal regime nei seguenti casi:

a) omesso o parziale versamento dell’imposta sostitutiva entro la data prevista per il pagamento del saldo delle imposte sui redditi, con effetto dal periodo d’imposta rispetto al quale doveva essere eseguito il versamento;

b) trasferimento della residenza fiscale in altro Stato o territorio, con effetto dal periodo d’imposta in cui perde la residenza in Italia ai fini fiscali.

Appare particolarmente importante tenere presente che la revoca dell’opzione e la decadenza dal regime precludono l’esercizio di una nuova opzione.

Da notare, poi, che la cessazione degli effetti, la revoca dell’opzione e la decadenza dal regime del soggetto che esercita l’opzione, di regola, non precludono a ciascuno dei familiari a cui è estesa, di esercitare un’opzione autonoma con efficacia per i periodi d’imposta residui, fino a un totale di quindici periodi d’imposta, computando anche le annualità in cui tali soggetti hanno goduto del regime come familiari. In tal caso, inoltre, ciascun familiare che esercita un’opzione autonoma può estenderne – a sua volta – gli effetti ai propri familiari, ma questi ultimi non possono godere del regime per più di quindici periodi d’imposta complessivi, computando le annualità in cui hanno già fruito del regime per effetto dell’estensione dell’opzione di altro soggetto.

In mancanza di tale nuova opzione, però, i familiari decadono in tutti i casi in cui si verifica un’ipotesi di cessazione, revoca o decadenza per il soggetto principale.

Quanto, infine, al versamento dell’imposta (articolo 4 del Provvedimento), si ricorda che i soggetti hanno l’obbligo di pagare l’imposta sostitutiva nella misura forfetaria di centomila euro, in un’unica soluzione, per ciascun periodo di imposta di efficacia del regime, entro la data prevista per il versamento del saldo delle imposte sui redditi.

Invece, per ciascun familiare al quale si estende il regime, la nuova Flat-Tax è pari a venticinquemila euro, sempre da pagarsi in un’unica soluzione, per ciascun periodo di imposta di efficacia del regime medesimo, entro la data prevista per il versamento del saldo delle imposte sui redditi.

Con successiva risoluzione, verranno istituiti i codici tributo da indicare in fase di versamento, e saranno impartite le istruzioni per la compilazione del modello F24.

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