Paolo Soro

Scartoffie a go-gò per i 25mila euro

Una vera e propria selva burocratica, messa in campo per disincentivare ogni richiesta di credito, nel pieno dell’emergenza Covid-19. Nonostante il decreto legge liquidità prima e l’Abi, abbiano chiarito che basta una semplice autocertificazione.

Ridda di pezze giustificative, richieste a imprese e professionisti che si recano in banca per i prestiti fino a 25 mila euro, garantiti al 100% dallo stato. In un caso segnalato a ItaliaOggi, una banca marchigiana è arrivata a chiedere, nell'ordine:

bilancio completo di nota e verbale anno 2017;

bilancio completo di nota e verbale anno 2018;

bilancio analitico 2017 - 2018 patrimoniale -economico;

bilancio provvisorio dell'anno in corso a data recente 2019;

i modelli DM10/2 Inps o Uniemens per il 2018 e per il 2019, relative alle retribuzioni corrisposte ai dipendenti e ai contributi dovuti (con eventuali conguagli), con esibizione delle copie per tutti i mesi;

le dichiarazioni sugli occupati, cioè sulle unità lavorative annue (Ula) sia per il 2018 che per il 2019;

il documento unico di regolarità contributiva (Durc) aggiornato e valido;

i modelli Irap 2019 e 2018 della società richiedente il finanziamento;

i modelli Unico 2019 e 2018 della società richiedente

i modelli Iva 2020 e 2019 della società richiedente;

la visura aggiornata della società.

A conti fatti, si tratta di una vera e propria selva burocratica, messa in campo per disincentivare ogni richiesta di credito, nel pieno dell'emergenza Covid-19. Tutto questo avviene nonostante il decreto legge liquidità prima (n. 23/2020) e l'Associazione bancaria italiana (Abi) poi, abbiano chiarito che basta una semplice autocertificazione sui ricavi conseguiti nel 2019 per stimare la perdita di fatturato generata dall'emergenza coronavirus e dare seguito all'erogazione del credito scudato dallo stato. Credito che, in ogni caso, non potrà superare il 25% dei ricavi messi a segno nello scorso anno. Si moltiplicano, dunque, le segnalazioni a ItaliaOggi di richieste anomale, che vedono protagonisti soprattutto piccoli istituti bancari di provincia o che afferiscono a istituti di credito di ridotta dimensione. Sono banche che, potendo contare su una minore potenza di fuoco, finiscono per adottare tecniche di ostruzionismo, così da lesinare le erogazioni ed evitare eccessive esposizioni. In sostanza, sui territori si verifica una sorta di credit crunch silente, che colpisce le imprese nel momento peggiore. Non solo. L'aggravio di documentazione riguarda anche i prestiti di maggiori dimensioni.

I prestiti oltre 25mila euro. Un report stilato dalla Federazione autonoma bancari italiani (Fabi) denuncia: «La sensazione è che, ai fini della lavorazione delle pratiche di fido con garanzia statale, vi siano due procedure interne “parallele”, una con i requisiti minimi obbligatori – che permette talvolta di accelerare l'intero iter – l'altra con requisiti aggiuntivi o soggettivi, che richiedono tempi e modalità non semplificate».

In particolare, la Fabi, da un lato conferma la mera richiesta di autocertificazione per i prestiti fino a 25 mila euro, dall'altro denuncia che gli istituti di credito hanno messo in campo un doppio binario sulla documentazione da esibire, sia per i prestiti oltre 800 mila euro, che beneficiano di garanzia Sace, sia per quelli fino a 800 mila euro, garantiti dal fondo pmi. Anche qui si va oltre le normali pezze giustificative previste dalla normativa, sebbene il decreto liquidità abbia esonerato le banche dall'obbligo di valutazione andamentale per i prestiti fino a 800 mila euro. La Fabi denuncia che per questi importi vengono richiesti anche: il dettaglio crediti e debiti commerciali; il dettaglio debiti tributari; il Durf; il Durc; il DM10; il modulo «comunicazione dati personali a sistemi informazioni creditizie»; la dichiarazione affidamenti con le banche; una lettera di manleva (con adesione alla modalità temporanea per la sottoscrizione di contratti e modulistica afferente i prodotti e i servizi bancari) e una dichiarazione della commissione mediatori creditizi.

Fonte: Italia Oggi

Fonte Immagine: Foto di Ag Ku da Pixabay

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