Paolo Soro

Isa, l’algoritmo diventa più umano

Le stime del software Isa dovrebbero risultare meno sensibili alle modifiche negative degli andamenti dei volumi d’affari e dei redditi conseguiti dai contribuenti nel periodo di osservazione degli indicatori di affidabilità fiscale.

Il fisco prova a rendere più umano l'algoritmo che governa i nuovi Isa 2019. Vanno in questa direzione le modifiche apportate al correttivo individuale approvate dalla commissione degli esperti nella seduta del 18 febbraio scorso.

Grazie a questo intervento le stime del software Isa dovrebbero - il condizionale è d'obbligo in assenza di una reale verifica sul campo delle modifiche apportate - risultare meno sensibili alle modifiche negative degli andamenti dei volumi d'affari e dei redditi conseguiti dai contribuenti nel periodo di osservazione degli indicatori di affidabilità fiscale, pari agli otto periodi d'imposta precedenti a quello di verifica.

L'intervento sul correttivo congiunturale era stato al centro delle polemiche che sia le associazioni delle categorie economiche che fanno capo a rete imprese Italia, che il Cndcec, avevano posto all'interno del documento congiunto sottoposto all'amministrazione finanziaria nello scorso mese di dicembre.

Nessuna novità in arrivo invece sul fronte delle anomalie e delle criticità riscontrate sui punteggi di affidabilità fiscale conseguiti dai contribuenti nel periodo d'imposta 2018. Tramontata definitivamente l'ipotesi di utilizzare tali responsi in maniera combinata con quelli dell'anno 2019 - l'apposito emendamento di fonte governativa al decreto milleproroghe non è stato infatti approvato - la questione resta sul tavolo e non può essere lasciata senza soluzione.

Tornando alle modifiche agli algoritmi degli indicatori sintetici di affidabilità fiscale non si può non sottolineare come gli interventi sui correttivi individuali siano da accogliere con favore ma non possono, da soli, risolvere le numerose anomalie ancora presenti nei meccanismi di calcolo degli Isa.

Proprio in questi giorni infatti i rappresentanti delle associazioni sindacali dei commercialisti hanno inoltrato al tavolo tecnico istituito sui nuovi Isa presso il Mef, circa un centinaio di anomalie riscontrate nella prima stagione dei nuovi indicatori sintetici di affidabilità fiscale. Ebbene, un numero piuttosto elevato di tali criticità aveva come riferimento l'anomala, quanto inappropriata, discesa in campo di uno o più indicatori sintetici di anomalia che finivano per abbattere, drasticamente, il punteggio finale di affidabilità fiscale del contribuente.

Il vero problema alla base dei punteggi Isa sembra infatti risiedere nella stessa logica centrale di calcolo del punteggio sintetico finale che, come è noto, si fonda su una media aritmetica semplice e non ponderata, dei singoli indicatori. In questa logica la discesa in campo anche di un solo indicatore di anomalia con punteggio pari ad uno, può capovolgere il risultato finale di un contribuente che partiva da un ottimo punteggio Isa basato sugli indicatori elementari di affidabilità che costituiscono in realtà l'asse portate della sua struttura di business.

Tornando alle modifiche apportate al correttivo individuale si scopre che le stesse entreranno in gioco soltanto in presenza di ben determinate condizioni di partenza. La prima di queste è rappresentata da un punteggio Isa di partenza inferiore a dieci. La seconda è che il valore del correttivo individuale, al netto degli interventi correttivi, sia positivo, mentre la terza ed ultima condizione prevista è che il contribuente abbia avuto una contrazione dei ricavi rispetto all'anno precedente.

In assenza di queste tre condizioni il correttivo individuale continuerà a funzionare come in passato e nessun intervento correttivo a favore del contribuente verrà messo in atto.

In attesa di verificare le novità apportate ai correttivi individuali e più in generale ai nuovi modelli Isa da applicare al periodo d'imposta 2018, non resta che attendere quali ulteriori soluzioni normative verranno proposte per le criticità 2018 che hanno esposto moltissimi contribuenti a una ingiusta qualifica dì inaffidabilità fiscale e al tempo stesso hanno impedito a molti contribuenti meritevoli di raggiungere i livelli di premialità realmente spettanti.

Fonte: Italia Oggi

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