Paolo Soro

Autonomi-subordinati, si assottigliano le differenze

Secondo il Cnel la rivoluzione digitale ha fatto cadere molte barriere tra lavoratori dipendenti e indipendenti. Ma il legislatore trova la terza via nel decreto sui riders: la collaborazione coordinata e continuativa etero-organizzata.

I lavoratori autonomi stanno diventando sempre meno autonomi e sempre più para-subordinati, spesso con vincoli di orario e scarsa possibilità di impostare autonomamente la propria attività, senza però avere in dote tutte le tutele previste nei confronti dei subordinati. Paradossalmente, molti lavoratori dipendenti si stanno trasformando sempre più in lavoratori indipendenti, con la possibilità di organizzare autonomamente le proprie attività sia in termini di mansioni che di luoghi di lavoro, senza ovviamente rinunciare ai diritti acquisiti. Sono queste le conclusioni tracciate nel ventunesimo rapporto sul mercato del lavoro e sulla contrattazione collettiva, pubblicato dal Cnel qualche giorno fa.

Uno dei driver di questa trasformazione che avvicina categorie di lavoratori un tempo ben distinte tra di loro fino a confonderle è indubbiamente l'evoluzione digitale e la cosiddetta industria 4.0 che permettono ampie possibilità di comunicazione remota «tra le componenti dell'organizzazione produttiva (ovvero macchine e lavoratori)». In molti casi non si rende più necessaria la presenza del lavoratore in un dato luogo fisico, e anche la gestione dei tempi di lavoro può beneficiare di una elasticità impensabile fine a pochi anni fa, tanto che viene «depotenziato il valore dell'orario come parametro di quantificazione dell'obbligazione di lavoro e di valutazione dell'adempimento».

Particolarmente interessati dalle diverse forme di lavoro parzialmente autonome sono le giovani generazioni, non solo perché più disponibili verso i nuovi lavori emersi nell'ambito della rivoluzione digitale, ma anche perché queste costituiscono spesso un canale privilegiato di ingresso nel mondo del lavoro. Ma c'è un problema.

Pretendere di regolare questo rimescolamento di ruoli, competenze, tipologie contrattuali con lo sguardo rivolto esclusivamente al passato, come si è fatto finora, crea molti problemi, sia alle imprese sia ai lavoratori. Vino nuovo richiede botti nuove. E a questo proposito può essere provvidenziale l'invenzione fatta dal legislatore, a sua insaputa, e inserita nel decreto sui riders: la collaborazione coordinata e continuativa etero-organizzata, alla quale sono garantite tutte le tutele del lavoro dipendente, a esclusione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (non licenziabilità). Si è infatti creato, quasi senza volerlo, uno strumento innovativo che, in tempi dominati dall'incertezza come il presente, promette di essere molto apprezzato dalle imprese. Il decreto legge salva-imprese ha infatti creato una nuova categoria di lavoratori, che potremmo chiamare co.co.co. etero-organizzati, un ibrido tra quella del lavoro dipendente e della co.co.co. tradizionale, una categoria fino a ieri limitata a poche attività (professionisti iscritti in albo, partecipazione a collegi e commissioni, amministratori, sindaci e revisori e pochi altri). Di fatto si sono venuti a configurare tre possibili tipologie di rapporto di lavoro: dipendente, co.co.co. tradizionale e co.co.co. etero-organizzata. Quest'ultima caratterizzata dalla mancanza di un potere gerarchico-disciplinare-direttivo del committente e dalla presenza di una prestazione prevalentemente (non più «esclusivamente») personale: per il resto, cioè per tutto ciò che riguarda le regole fiscali e contributive, gli assegni familiari, le indennità di malattia e maternità, i congedi parentali, le indennità di disoccupazione e di fine lavoro, così come la durata dell'orario di lavoro e la disciplina delle ferie, si applica anche alle co.co.co. etero-organizzate la disciplina del contratto di lavoro subordinato corrispondente all'attività esercitata. Ma non si applicano le regole sui licenziamenti, distinguendo così il rapporto di collaborazione dal contratto a tempo indeterminato. Non c'è dubbio che in moltissimi casi, soprattutto nelle nuove professioni legate al digitale, ci siano le condizioni per applicare questa nuova tipologia di rapporto di lavoro.

Fonte: Italia Oggi

comments powered by Disqus
foodora-3402507 1920
top